Mi è capitato di guardare il video di un pediatra che risponde alla domanda di un genitore. Colpisce, prima ancora del contenuto, la struttura della risposta. Il medico spiega che cosa sta accadendo al bambino, che cosa può significare quel comportamento a quell'età, e poi restituisce al genitore un'idea semplice e per nulla scontata: non esiste una regola né un consiglio che valga per tutti, e ogni genitore può provare a fare del proprio meglio.
Poi si scorrono i commenti, e la struttura cambia radicalmente. Giudizi sul genitore, diagnosi sul bambino, istruzioni su come «aggiustarlo»: sgridarlo, punirlo, in qualche caso le sberle. Il tutto fondato sulla propria esperienza di vita e, al massimo, su quella di aver cresciuto dei figli. Da qui una domanda che mi porto dietro: i social amplificano l'effetto Dunning-Kruger? Provo a rispondere partendo da una cautela, perché la risposta facile è anche la meno interessante.
Due modi di rispondere alla stessa domanda
Il pediatra compie, in sostanza, tre mosse. Spiega, cioè rende comprensibile ciò che accade. Contestualizza: dipende dal bambino, dall'età, dalla famiglia. Restituisce competenza al genitore, invece di sostituirsi a lui. In linguaggio sistemico, sposta la domanda da «cosa non va in questo bambino?» a «cosa sta succedendo in questa relazione?». È una posizione vicina a quella che Gianfranco Cecchin (1987) chiamava curiosità: stare davanti a una situazione senza la pretesa di averla già capita. E quel «fare del proprio meglio» richiama, senza coincidere, l'idea di Winnicott (1971) che a un genitore non si chieda di essere perfetto, ma abbastanza buono.
I commenti compiono la mossa opposta, e hanno tre caratteristiche ricorrenti. Sono diagnosi: il bambino è «viziato», «capriccioso», «ha solo bisogno di...». Sono causalità lineari: c'è un colpevole, il bambino o il genitore troppo morbido. E propongono un rimedio unico, generalizzato dall'esperienza personale: «a me ha funzionato».
In termini sistemici, il problema viene collocato dentro una persona, e la sequenza relazionale scompare: chi fa cosa, prima e dopo, e come ciascuno legge quella sequenza. Watzlawick e colleghi (1967) lo descrivevano come punteggiatura degli eventi: ognuno decide da dove far partire la storia, e di solito la fa partire dall'altro. Il bambino diventa l'oggetto da riparare.
L'esperienza personale non è priva di valore. Chi ha cresciuto un figlio sa molte cose di quel figlio e di quella famiglia. Il passaggio problematico è un altro: da «con il mio ha funzionato» a «funziona per tutti». Bateson (1972) ci ricorda, riprendendo una formula di Korzybski, che la mappa non è il territorio: la propria esperienza è una mappa, utile, ma non è il territorio di un'altra famiglia.
Cosa dice davvero l'effetto Dunning-Kruger
Nel 1999 Justin Kruger e David Dunning pubblicarono Unskilled and unaware of it (ne avevo già parlato in un altro articolo, qui riprendo solo ciò che serve). Studenti universitari affrontavano test di umorismo, ragionamento logico e grammatica inglese e poi stimavano la propria prestazione. Chi aveva ottenuto i risultati peggiori si valutava molto al di sopra del reale: lo stesso Dunning ricorda che il quartile inferiore, intorno al 12° percentile, si collocava mediamente intorno al 62°. I più competenti tendevano invece a sottostimarsi.
La spiegazione proposta è metacognitiva: la competenza che serve per svolgere bene un compito è in gran parte la stessa che serve per accorgersi di svolgerlo male. Per sapere di non sapere qualcosa, bisogna già sapere qualcosa. Nella scena che ho descritto, la simmetria è evidente: chi sa molto restituisce incertezza, chi sa poco restituisce certezza. Ma qui serve prudenza.
L'effetto è discusso. Gignac e Zajenkowski (2020) sostengono che sia in gran parte un artefatto statistico, prodotto da regressione verso la media ed effetto «migliore della media», e che la sua dimensione reale sia probabilmente molto più piccola di quella riportata, senza escluderlo del tutto. Nuhfer e colleghi (2017) parlano di rumore casuale e di una convenzione grafica che avrebbe distorto l'interpretazione dei dati. Dunning risponde citando ricerche successive che lo ritrovano anche con controlli più rigorosi. Il quadro, quindi, non autorizza a usare «Dunning-Kruger» come etichetta da applicare a chi non la pensa come noi: sarebbe, ironicamente, un'inferenza troppo sicura da una base incerta.
Lo stesso Dunning ricorda che tutti abbiamo zone di incompetenza e che invadere un campo che non è il nostro è un rischio comune. Vale anche per me: sono uno psicologo e non un pediatra, e non commento la medicina di quel video ma il modo in cui, intorno a una domanda di cura, si risponde.
I social lo aumentano?
È un'ipotesi plausibile, non un dato. Non ho trovato studi che misurino direttamente se i social aumentino l'effetto Dunning-Kruger. Ci sono però elementi che rendono il quadro ragionevole.
Il primo riguarda le comunità. Del Vicario e colleghi (2016), del gruppo di Walter Quattrociocchi, studiando la circolazione dei contenuti su Facebook, descrivono utenti che si aggregano in comunità attorno a narrazioni condivise, con rinforzo reciproco e bias di conferma; in italiano il tema è trattato da Quattrociocchi e Vicini (2016). Il secondo riguarda il contesto: Dunning (2024) osserva che piattaforme come Twitter sottraggono gli scambi al contesto in cui impariamo le regole del confronto, e che invece di dialogare si «proclama» in modo asincrono. Il terzo è il clima culturale: Nichols (2018) parla di «era dell'incompetenza», e già nel 2012 Il Post, riprendendo un articolo della Lettura, si chiedeva perché sui social sembrassero esserci così tanti esperti di ogni campo.
Una lettura sistemica aggiunge un punto: il commento non è solo un'opinione individuale, è una mossa dentro un contesto. E un contesto che sembra favorire la risposta rapida, netta e schierata tende a selezionare proprio quel tipo di risposta (Bateson, 1972). Non si tratta di assolvere o condannare chi commenta: si tratta di notare che la cornice conta.
Cosa può farne un genitore
Un genitore che scrive o legge in questi spazi cerca spesso sollievo, a volte conferma, raramente un parere neutro. E si trova davanti a una scelta implicita tra risposte che alleggeriscono il dubbio e risposte che lo rendono abitabile.
Tre domande prima di dare peso a un consiglio. Conosce questo bambino e questa famiglia? Mi spiega cosa potrebbe stare accadendo, o mi dice soltanto cosa fare? Riconosce che «dipende», e da cosa? Sono indicazioni di lettura che propongo io, non un criterio validato: servono a riconoscere la differenza di postura tra chi spiega e chi sentenzia.
Su punizioni e sberle ho già scritto in un altro articolo, dedicato all'educazione autorevole: lo trovi tra i correlati qui sotto. In generale, quando un comportamento del bambino preoccupa, la prima cosa utile è capire che cosa sta accadendo, con il pediatra o con uno psicologo, prima di decidere come intervenire. È la stessa scelta che il pediatra del video mette a disposizione: meno regole universali, più comprensione di quel bambino, in quella relazione.
Cos'è l'effetto Dunning-Kruger?
È la tendenza, descritta da Kruger e Dunning nel 1999, per cui chi ha poca competenza in un ambito fatica a riconoscere i propri limiti, perché la competenza necessaria per fare bene un compito è in gran parte la stessa che serve per accorgersi di farlo male. Nello studio originale chi otteneva i risultati peggiori sovrastimava molto la propria prestazione, mentre chi otteneva i migliori tendeva a sottostimarsi.
L'effetto Dunning-Kruger esiste davvero?
È discusso. Alcuni autori, come Gignac e Zajenkowski (2020), sostengono che sia in gran parte un artefatto statistico, dovuto a regressione verso la media ed effetto «migliore della media», e che l'effetto reale sia più piccolo di quanto riportato. Dunning replica citando ricerche successive che lo riscontrano anche con controlli più rigorosi. Per questo conviene usarlo come ipotesi da maneggiare con cautela e non come etichetta da applicare agli altri.
I social media aumentano l'effetto Dunning-Kruger?
Non risultano studi che lo misurino direttamente, quindi è un'ipotesi plausibile e non un dato. Ci sono però elementi che la rendono ragionevole: la formazione di comunità che si rinforzano a vicenda, descritta da Del Vicario e colleghi (2016), e il fatto che sui social si interviene fuori dal contesto in cui di solito si impara a confrontarsi, come osserva lo stesso Dunning.
Perché un pediatra dice che non esiste una regola valida per tutti i bambini?
Perché ogni bambino ha una storia, un'età, un temperamento e una famiglia diversi, e lo stesso comportamento può avere significati diversi in contesti diversi. Un consiglio generale ignora questo contesto. Spiegare cosa sta accadendo al bambino e lasciare al genitore lo spazio per fare del proprio meglio è, di norma, più utile di una regola uguale per tutti.
Riferimenti:
— Bateson G. (1972) — Verso un'ecologia della mente — Milano: Adelphi, 1976
— Cecchin G. (1987) — Hypothesizing, circularity, and neutrality revisited: an invitation to curiosity — Family Process, 26(4), 405–413
— Cecchin G., Lane G., Ray W.A. — Irriverenza. Una strategia di sopravvivenza per i terapeuti — Milano: FrancoAngeli (ed. 2001)
— Del Vicario M., Bessi A., Zollo F., Petroni F., Scala A., Caldarelli G., Stanley H.E., Quattrociocchi W. (2016) — The spreading of misinformation online — Proceedings of the National Academy of Sciences, 113(3), 554–559
— Dunning D. (2024) — Intervista a David Dunning, in Conversable Economist, 17 aprile 2024
— Fruggeri L. (1997) — Famiglie — Roma: Carocci
— Gignac G.E., Zajenkowski M. (2020) — The Dunning-Kruger effect is (mostly) a statistical artefact: Valid approaches to testing the hypothesis with individual differences data — Intelligence, 80, 101449
— Il Post (24 luglio 2012) — Giudicare la propria ignoranza
— Kruger J., Dunning D. (1999) — Unskilled and unaware of it: How difficulties in recognizing one's own incompetence lead to inflated self-assessments — Journal of Personality and Social Psychology, 77(6), 1121–1134
— Nichols T. (2018) — La conoscenza e i suoi nemici. L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia — Roma: Luiss University Press
— Nuhfer E., Fleisher S., Cogan C. et al. (2017) — How random noise and a graphical convention subverted behavioral scientists' explanations of self-assessment data — Numeracy, 10(1)
— Quattrociocchi W., Vicini A. (2016) — Misinformation. Guida alla società dell'informazione e della credulità — Milano: FrancoAngeli
— Watzlawick P., Beavin J.H., Jackson D.D. (1967) — Pragmatica della comunicazione umana — Roma: Astrolabio, 1971
— Winnicott D.W. (1971) — Gioco e realtà — Roma: Armando, 1974
Ti capita di sentirti giudicato come genitore, o di non sapere a chi dare retta tra i tanti consigli? Scrivimi: possiamo parlarne.
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