← Vi parlo di…

Genitorialità · Maggio 2026

La fase del no.
Perché è una buona notizia.

Tuo figlio ha venti mesi e dice no a tutto — al piatto, alle scarpe, al bagnetto, alla mano che tende per tenerlo. Stai facendo qualcosa di sbagliato? Probabilmente no. Stai assistendo a qualcosa di importante.

Dott. C. Jody Gagliardo · Maggio 2026

Succede in modo abbastanza improvviso. Un bambino che fino a qualche mese fa sembrava accettare il mondo com'era — o almeno non protestava con quella determinazione — inizia a rispondere "no" a quasi tutto. Al cucchiaio. Al giubbotto. Al passeggino. A te, spesso, senza motivo apparente.

È estenuante. È ripetitivo. E genera in molti genitori una domanda sottile, quasi mai detta ad alta voce: ho sbagliato qualcosa?

La risposta è no. E capire cosa sta succedendo davvero — non solo come sopravvivere alla giornata, ma cosa significa quel "no" nello sviluppo di tuo figlio — cambia la prospettiva in modo abbastanza radicale.

Cosa sta succedendo a 18-24 mesi

Intorno ai 18 mesi si avvia una delle transizioni più significative dei primi anni di vita: il bambino inizia a sviluppare il senso di sé come entità separata e distinta dagli altri. Prima di questo momento, la distinzione tra "io" e "il resto del mondo" — inclusi i genitori — è ancora fluida. Adesso quella distinzione diventa sempre più nitida.

Il "no" è la prima parola che esprime questa separazione. Non è un capriccio: è la scoperta che esiste un confine tra ciò che vuole lui e ciò che vogliono gli altri, e che ha la capacità di opporsi. È il primo atto di individuazione.

Secondo il modello di sviluppo di Bowlby sull'attaccamento, tra i 18 e i 24 mesi il bambino entra nella fase 3 dello sviluppo dell'attaccamento, caratterizzata dalla comparsa della "base sicura": il caregiver non è più una presenza fisica necessaria in ogni momento, ma una figura interiorizzata a cui tornare quando si ha bisogno. Questo rende possibile l'esplorazione — e l'opposizione — perché c'è qualcosa di solido a cui fare riferimento.

Fonte: Progetto Asilo Nido, Sviluppo del bambino 18-24 mesi — modello Bowlby

In questa stessa fase, il bambino di 20 mesi sta anche sviluppando le prime emozioni di autocoscienza — vergogna, imbarazzo, orgoglio. Sta costruendo un'immagine di sé. Il "no" è parte di quel processo: è il modo in cui sperimenta di avere una volontà propria, e di poterla esprimere.

Perché proprio adesso — e perché è così intenso

C'è un paradosso in questa fase che molti genitori sentono chiaramente, anche senza saperlo nominare: il bambino che dice "no" con più energia è spesso quello che ha un attaccamento sicuro. Può permettersi di opporsi perché sa — a un livello non verbale, corporeo — che il legame regge. Che dopo il conflitto c'è ancora qualcuno lì.

I bambini con attaccamento insicuro tendono paradossalmente a essere più compiacenti — perché non si sentono abbastanza al sicuro da rischiare l'opposizione. Il "no" di tuo figlio, in questo senso, è anche un segno di fiducia.

L'intensità di questa fase dipende anche da un fattore neurologico: il lobo prefrontale — la parte del cervello che regola gli impulsi, il controllo emotivo, la capacità di aspettare — è ancora in pieno sviluppo e lo sarà per molti anni. Il bambino di 20 mesi non può ancora "trattenersi" come farebbe un adulto. Non è mancanza di educazione: è neurologia dello sviluppo.

Tra i 18 e i 24 mesi, il bambino inizia a manifestare autonomia esercitando la propria scelta anche contrapponendosi a quanto indicato dall'adulto di riferimento. Contemporaneamente, può sentirsi frustrato se non riesce a comunicare ciò che vuole — la competenza linguistica è ancora in costruzione, e la distanza tra quello che sente e quello che riesce a esprimere è fonte di tensione reale.

Fonte: Progetto Asilo Nido, Sviluppo 18-24 mesi — area autonomia e comunicazione

Come rispondere: né scontrarsi né cedere sempre

La tentazione è doppia: vincere la battaglia (imponendosi ogni volta) o evitarla (cedendo per quieto vivere). Nessuna delle due funziona bene nel tempo.

Cedere sempre non aiuta il bambino a costruire la capacità di tollerare la frustrazione — che è una competenza essenziale, e si impara solo attraverso l'esperienza di non ottenere sempre quello che si vuole. Un bambino che non incontra mai un limite non impara che i propri desideri hanno un confine.

Scontrarsi sempre — combattere ogni "no" come se fosse una sfida all'autorità — trasforma la giornata in una guerra di posizione e non insegna nulla, se non che vincere è l'obiettivo principale.

La strada più utile, che la ricerca sullo sviluppo supporta, è qualcosa di diverso: tenere i limiti necessari con calma, lasciare libertà dove è possibile, e non trattare ogni opposizione come un problema da risolvere. Alcune battaglie non valgono l'energia che costano.

"Non dobbiamo vincere ogni scontro con nostro figlio. Dobbiamo essere presenti in modo che lui possa imparare che il conflitto non distrugge la relazione."

Il bambino frustrato — e come starci vicino

Una delle scene più difficili di questa fase è quella del bambino che crolla — urla, si butta per terra, non si lascia consolare. È la frustrazione pura, quella che emerge quando non riesce a fare quello che vuole o non ottiene quello che vuole.

In quei momenti, la cosa più utile che un genitore può fare non è risolvere il problema né ignorare la reazione, ma semplicemente restare. Presenza calma, poca parola ("lo vedo che sei arrabbiato"), nessun tentativo di distrarre o minimizzare. Il bambino non ha bisogno che tu risolva la sua frustrazione — ha bisogno che tu la regga insieme a lui.

È così che si impara la regolazione emotiva: non evitando le emozioni difficili, ma attraversandole con qualcuno accanto che non perde la testa.

Quanto dura la fase del no?

L'intensità picca generalmente tra i 18 e i 30 mesi, poi tende ad attenuarsi con lo sviluppo del linguaggio — che offre al bambino strumenti più raffinati per esprimere volontà e emozioni. Ogni bambino ha i suoi tempi. Quello che aiuta non è aspettare che passi, ma costruire nel frattempo una relazione in cui il conflitto è normale e gestibile.

Se mio figlio dice sempre no anche a cose che gli piacciono, è normale?

Sì, molto. In questa fase il "no" è quasi una risposta automatica — è l'esercizio del potere di dire no, prima ancora del contenuto. Non è ipocrisia: è sperimentazione. Col tempo, la risposta diventa più calibrata alla situazione reale.

Riferimenti:
— Progetto Asilo Nido, Sviluppo del bambino 18-24 mesi — progettoasilonido.org
— Bowlby J. (1969-1980), Attachment and Loss, Voll. I-III — Basic Books
— Erikson E.H. (1950), Childhood and Society — Norton (stadio autonomia vs vergogna e dubbio)
— Siegel D.J., Hartzell M. (2003), Parenting from the Inside Out — Tarcher/Penguin

Stai attraversando una fase difficile con tuo figlio e vuoi capire meglio come muoverti? Contattami o scrivimi su WhatsApp.

Condividi: