← Vi parlo di…

Psicologia · Maggio 2026

I disturbi di personalità.
Cosa sono davvero.

Più comuni di quanto si creda, spesso fraintesi. Una guida per capire — senza etichette e senza semplificazioni.

Dott. C. Jody Gagliardo · Maggio 2026

Negli ultimi anni i disturbi di personalità sono diventati argomento di conversazione frequente — sui social, nei podcast, nelle relazioni. Si sente spesso parlare di "narcisismo", di "borderline", di "manipolatori". Il rischio, in questo clima di divulgazione veloce e semplificata, è doppio: da un lato la patologizzazione eccessiva di tratti normali, dall'altro la banalizzazione di condizioni che causano sofferenza reale e richiedono attenzione clinica seria.

Questo articolo prova a fare ordine, restando vicino alle fonti scientifiche e al linguaggio della clinica — ma in modo comprensibile a chi non ha una formazione specifica.

Cos'è un disturbo di personalità?

Secondo il DSM-5-TR (APA, 2022), un disturbo di personalità è un pattern duraturo di esperienza interiore e comportamento che devia in modo marcato dalle aspettative culturali, è pervasivo e inflessibile, ha esordio nell'adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e causa disagio significativo o compromissione del funzionamento. Non si tratta di carattere difficile — ma di schemi profondi, rigidi e involontari che interferiscono con la vita relazionale, lavorativa e affettiva.

Il 4-10% della popolazione generale soddisfa i criteri per almeno un disturbo di personalità. Tra le persone che si rivolgono a un professionista della salute mentale, la percentuale sale al 30% — spesso con diagnosi associate ad altri disturbi d'ansia, dell'umore o correlati all'uso di sostanze.

Fonte: DSM-5-TR, APA 2022 — State of Mind, 2019

Personalità e disturbo: dove passa il confine

Ognuno di noi ha una personalità — un modo caratteristico di pensare, sentire e relazionarsi con gli altri. Quella personalità si forma attraverso l'intreccio di fattori biologici, esperienze di vita e contesto culturale, e resta abbastanza stabile nel tempo.

Un disturbo di personalità non è semplicemente avere "un carattere difficile". Il punto critico è la rigidità: laddove la maggior parte delle persone riesce ad adattare il proprio comportamento in base al contesto, chi soffre di un disturbo di personalità tende a rispondere con schemi fissi, indipendentemente dalla situazione. È quella inflessibilità — e il disagio che produce — a definire il confine clinico.

I tre Cluster del DSM-5-TR

Il DSM-5-TR classifica dieci disturbi di personalità in tre raggruppamenti — i Cluster — sulla base delle caratteristiche prevalenti:

Cluster A — I bizzarri e gli eccentrici

Paranoide · Schizoide · Schizotipico

Comprende disturbi caratterizzati da pensiero insolito, sospettosità marcata o distacco dalle relazioni sociali. Chi appartiene a questo cluster può sembrare strano, distante o diffidente agli occhi degli altri, ma non necessariamente vive la propria condizione come un problema — spesso è l'ambiente circostante a risentirne.

Cluster B — I drammatici, emotivi e imprevedibili

Antisociale · Borderline · Istrionico · Narcisistico

È il raggruppamento più discusso — e più frainteso. Comprende disturbi caratterizzati da marcata instabilità emotiva, impulsività, comportamenti drammatici o relazioni intense e turbolente. Sono le diagnosi che più spesso emergono nel discorso pubblico, spesso in modo impreciso.

Cluster C — Gli ansiosi e i timorosi

Evitante · Dipendente · Ossessivo-Compulsivo

Comprende disturbi caratterizzati da ansia cronica, paura del giudizio, bisogno di controllo o dipendenza dagli altri. Sono spesso sottovalutati rispetto al Cluster B, ma causano una sofferenza quotidiana significativa.

Il problema dell'autodiagnosi

I disturbi di personalità sono diventati terreno fertile per l'autodiagnosi online — complice la divulgazione spesso imprecisa sui social. "Sono narcisista?", "Il mio ex è borderline?" sono domande legittime, che però meritano risposte cliniche — non etichette appiccicate in base a un video di tre minuti.

Il rischio concreto è duplice. Da un lato, attribuirsi una diagnosi che non si ha — trasformando tratti normali in patologie. Dall'altro, non riconoscere una condizione reale perché "non corrisponde all'immagine che ne danno i social". La diagnosi di disturbo di personalità richiede una valutazione clinica strutturata, condotta da un professionista abilitato, nel tempo.

I disturbi di personalità si trattano?

Sì — contrariamente a una credenza diffusa anche tra i professionisti, i disturbi di personalità rispondono al trattamento psicoterapeutico. La ricerca degli ultimi trent'anni ha prodotto approcci specifici ed efficaci, in particolare per il disturbo borderline: la Dialectical Behavior Therapy (DBT) di Marsha Linehan, la Schema Therapy e la Mentalization-Based Treatment (MBT) di Bateman e Fonagy hanno dimostrato risultati significativi in studi controllati. Il percorso è spesso lungo — ma il cambiamento è possibile.

Come ci si relaziona con una persona con un disturbo di personalità?

Con conoscenza e con supporto — non solo per la persona con la diagnosi, ma anche per chi le sta accanto. Familiari e partner di persone con disturbi di personalità vivono spesso situazioni di grande stress. Un percorso psicologico può aiutare a comprendere le dinamiche, a stabilire confini sani e a prendersi cura di sé senza sensi di colpa.

Riferimenti:
— APA, DSM-5-TR (2022) — American Psychiatric Association
— Nestadt G. et al. (1990), citato in APA DSM-5-TR
— State of Mind, Disturbi di personalità: i cambiamenti nel processo diagnostico (2019)
— Linehan M.M. (1993), Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder — Guilford Press
— Bateman A., Fonagy P. (2004), Psychotherapy for Borderline Personality Disorder — Oxford University Press

Hai domande o vuoi avviare un percorso? Contattami o scrivimi su WhatsApp.

Condividi: