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Disabilità · Giugno 2026

Decreto 62/2024.
Cosa cambia davvero per le persone con disabilità.

Una riforma ambiziosa, in graduale attuazione. Proviamo a capirla senza perderci nel linguaggio burocratico.

Dott. C. Jody Gagliardo · Giugno 2026

Se hai un familiare con disabilità, o se lavori in questo ambito, probabilmente hai sentito parlare del Decreto Legislativo n. 62 del 3 maggio 2024. Forse hai letto qualcosa, forse hai partecipato a qualche incontro, forse ti sei perso nel linguaggio tecnico-giuridico che accompagna quasi sempre queste riforme.

Proviamo a fare ordine. Non dal punto di vista del giurista, ma da quello di chi vive questa realtà ogni giorno — come persona con disabilità, come familiare, come professionista che lavora in questo campo da vent'anni.

Da dove viene e cosa si propone

Il D.Lgs. 62/2024 è il cuore della riforma della disabilità prevista dal PNRR — il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza — e si muove in attuazione della Legge delega n. 227 del 2021. Il suo obiettivo dichiarato è allineare la legislazione italiana alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che l'Italia ha ratificato nel 2009 ma che per anni è rimasta in larga parte lettera sulla carta.

Al centro c'è un cambio di prospettiva fondamentale: dalla disabilità come condizione medica individuale alla disabilità come interazione tra la persona e gli ostacoli del contesto in cui vive. Non è solo una questione di terminologia — è un modo diverso di pensare al supporto, alla valutazione e ai diritti.

La nuova definizione introdotta dal decreto recita: "è persona con disabilità chi presenta durature compromissioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che, in interazione con barriere di diversa natura, possono ostacolare la piena ed effettiva partecipazione nei diversi contesti di vita su base di uguaglianza con gli altri". Spariscono dall'ordinamento i termini "handicap", "invalido", "disabile" e "diversamente abile".

Fonte: D.Lgs. 62/2024, art. 3 — riformadisabilita.gov.it

Le novità principali — in linguaggio semplice

1. Addio a "handicap" e "gravità"

La Legge 104/1992 parlava di "handicap" e distingueva tra situazioni "con connotazione di gravità" e non. Il nuovo decreto supera entrambe queste categorie. La persona non è più definita in base a ciò che non riesce a fare, ma in base al livello di sostegno di cui ha bisogno: lieve, medio, elevato o molto elevato. È una differenza sottile ma significativa — sposta il focus dal deficit alla risposta necessaria.

2. La valutazione di base unificata

Fino ad oggi chi aveva una disabilità doveva affrontare percorsi di valutazione multipli e spesso sovrapposti: INPS per l'invalidità civile, ASL per la Legge 104, commissioni diverse per l'indennità di accompagnamento. La riforma introduce una valutazione di base unificata, gestita dall'INPS con équipe multidisciplinari che includono medici, psicologi, assistenti sociali. Un unico percorso al posto di molti.

3. La valutazione multidimensionale e il progetto di vita

È forse la novità più importante sul piano pratico. Dopo la valutazione di base, chi ne ha bisogno ha diritto a una valutazione multidimensionale — che non si limita alla diagnosi medica ma considera tutti i contesti di vita: casa, lavoro, relazioni, scuola, mobilità. Da questa valutazione nasce un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, costruito insieme alla persona e alla sua famiglia, con obiettivi concreti e verificabili nel tempo.

4. Il budget di progetto

Tra gli strumenti introdotti c'è il budget di progetto: una quota di risorse (economiche, professionali, comunitarie) destinata alla realizzazione del progetto di vita. L'obiettivo è dare alla persona e alla famiglia una maggiore capacità di scelta e gestione dei sostegni, superando la logica delle prestazioni standardizzate uguali per tutti.

5. L'accomodamento ragionevole

Il decreto introduce nel diritto italiano il concetto di accomodamento ragionevole, già previsto dalla Convenzione ONU: le modifiche necessarie e appropriate che permettono a una persona con disabilità di partecipare pienamente — al lavoro, a scuola, nella vita sociale — senza che ciò comporti un onere sproporzionato per chi le deve garantire.

Quando entra in vigore — e dove siamo ora

La riforma si sta attuando per fasi. Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione si è allargata a 50 province italiane. L'estensione a tutto il territorio nazionale è prevista per il 1° gennaio 2027. Le certificazioni già rilasciate mantengono la loro validità durante la fase transitoria — non è necessario rifarne di nuove immediatamente.

La certificazione della Legge 104 che ho già vale ancora?

Sì. Tutte le certificazioni già rilasciate rimangono valide durante la fase transitoria. Non è richiesto rifar nulla nell'immediato. Quando la propria area sarà pienamente coinvolta dalla riforma, gli uffici competenti forniranno indicazioni specifiche sulle modalità di aggiornamento.

Cosa cambia concretamente per una famiglia con un figlio con disabilità intellettiva?

In prospettiva, molto. Il progetto di vita individuale — se attuato secondo le intenzioni della riforma — dovrebbe offrire una risposta più personalizzata rispetto al passato: non più una serie di prestazioni standardizzate, ma un percorso costruito intorno alla persona, ai suoi bisogni reali e alle sue aspirazioni. La valutazione multidimensionale include esplicitamente la dimensione psicologica, relazionale e ambientale — non solo quella medica.

La riforma riguarda anche le persone con disabilità adulte già seguite dai servizi?

Sì. La riforma si applica a tutte le fasce d'età. Per gli adulti già in carico ai servizi, il passaggio al nuovo sistema avverrà gradualmente. È importante mantenere il contatto con i servizi di riferimento per essere aggiornati sui tempi e le modalità locali.

Cosa manca ancora — e cosa osservo

Sul piano dei principi, questa riforma è un passo in avanti importante. Il passaggio dal modello medico-assistenziale a quello biopsicosociale — centrato sulla persona, sui suoi diritti e sulla sua partecipazione — è una direzione giusta, e coerente con quanto la ricerca e la pratica clinica indicano da decenni.

Sul piano pratico, la cautela è d'obbligo. Le riforme in Italia hanno spesso la caratteristica di essere ambiziose sulla carta e lente nell'attuazione. Il progetto di vita individuale è uno strumento potente — ma richiede professionisti formati, équipe multidisciplinari funzionanti, risorse reali. Sono elementi che non si costruiscono per decreto.

Quello che posso dire, dall'osservatorio di chi lavora ogni giorno con persone con disabilità e le loro famiglie, è che il cambiamento di linguaggio — dalla "gravità" al "livello di sostegno necessario", dall'"handicap" alla "persona con disabilità" — non è cosmesi. È il modo in cui un sistema guarda alle persone. E quel modo ha conseguenze concrete su come vengono trattate, valutate e accompagnate.

La disabilità non è un attributo della persona. È il risultato dell'incontro tra una persona e un ambiente che non è ancora attrezzato ad accoglierla.

Riferimenti:
— D.Lgs. n. 62 del 3 maggio 2024, testo integrale — Gazzetta Ufficiale
— riformadisabilita.gov.it — portale ufficiale del Governo italiano
— Legge n. 227 del 22 dicembre 2021 (legge delega)
— Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con L. 18/2009
— INPS, istruzioni operative per la fase sperimentale, 2025-2026

Hai domande sulla riforma o sul supporto psicologico per persone con disabilità e loro famiglie? Contattami o scrivimi su WhatsApp.

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