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Benessere · Maggio 2026

Quando il lavoro fa male davvero.
Burnout, stress e confini.

Dott. C. Jody Gagliardo · Maggio 2026

C'è una stanchezza che passa con il riposo del weekend. E c'è una stanchezza diversa — quella che non passa, che si accumula nel tempo, che trasforma il lunedì mattina in qualcosa di quasi insostenibile. Quella che ti fa chiedere, guardando il telefono con le notifiche di lavoro, se hai davvero ancora qualcosa da dare.

Questa seconda forma si chiama burnout. E in Italia riguarda molte più persone di quanto si pensi.

Cos'è esattamente il burnout?

È una condizione di esaurimento fisico, emotivo e mentale causata da stress lavorativo cronico non gestito. Dal 2019 l'OMS lo classifica come "fenomeno occupazionale" nell'ICD-11 — non una malattia in senso stretto, ma una condizione con caratteristiche ben definite: esaurimento energetico, distacco mentale dal lavoro e ridotta efficacia professionale.

I numeri che dovrebbero farci riflettere

L'8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, presentato nel febbraio 2025, fotografa una situazione preoccupante nel mondo del lavoro italiano.

Il 31,8% dei lavoratori dipendenti italiani ha sperimentato forme di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi nei confronti del proprio lavoro — ovvero sintomi riconducibili al burnout. Il dato sale al 47,7% tra i lavoratori tra i 18 e i 34 anni. Quasi uno su due, tra i più giovani.

Fonte: 8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, febbraio 2025

Il 73% dei dipendenti ha sperimentato ansia o stress legati al lavoro. Il 76,8% fatica a bilanciare gli impegni professionali con quelli personali. E l'83,4% ritiene una priorità che il lavoro contribuisca al proprio benessere fisico e psicologico — un desiderio ampiamente disatteso.

Fonte: 8° Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, febbraio 2025

Non si tratta di persone deboli o poco resilienti. Si tratta di un sistema lavorativo che chiede sistematicamente più di quanto restituisce — in termini di senso, di autonomia, di rispetto dei confini tra vita professionale e vita personale.

Come si riconosce — prima che diventi troppo

Il burnout non arriva all'improvviso. Si installa lentamente, mascherandosi spesso da semplice stanchezza. I segnali precoci meritano attenzione:

Esaurimento che non passa. Non basta dormire o fare un weekend fuori. La fatica è strutturale, non legata a un momento di sovraccarico. Il corpo e la mente non recuperano più come prima.

Cinismo crescente. Distacco dai colleghi, dalla missione dell'azienda, dai pazienti o dai clienti. Quello che prima aveva senso ora sembra vuoto o privo di significato. A volte emerge irritabilità insolita o un'ironia che nasconde rabbia.

Ridotta efficacia. La sensazione di non riuscire a fare bene quello che si fa — anche quando si è tecnicamente capaci. Difficoltà di concentrazione, errori frequenti, procrastinazione. Non è mancanza di volontà: è esaurimento delle risorse cognitive.

Somatizzazione. Mal di testa frequenti, tensioni muscolari, disturbi del sonno, alterazioni dell'appetito, abbassamento delle difese immunitarie. Il corpo porta quello che la mente non riesce più a elaborare.

Un'indagine nazionale condotta su 1.527 adulti italiani a maggio 2025 ha identificato i principali fattori di stress lavorativo: il carico di lavoro eccessivo (34% dei rispondenti), le lunghe ore lavorative (38% tra i 18-24 anni), e la difficoltà a disconnettersi fuori orario. Più di 3 milioni di dipendenti sono stati stimati affetti dalla cosiddetta "sindrome da corridoio": un intreccio cronico di ansia lavorativa e personale senza soluzione di continuità.

Fonte: Unobravo, Il Burnout Report, maggio 2025

Burnout non è depressione — ma possono coesistere

È importante fare una distinzione clinica. Il burnout, nella classificazione OMS, è specificamente legato al contesto lavorativo — non è una condizione che riguarda tutte le aree della vita. Chi è in burnout può ancora trovare piacere nelle relazioni personali, negli hobby, nel tempo libero (quando riesce ad averlo).

La depressione, invece, è pervasiva: colpisce tutti gli ambiti dell'esistenza, la capacità di provare piacere in generale, il senso del futuro. Le due condizioni possono però coesistere, e il burnout non trattato può evolvere in depressione clinica. Per questo riconoscerlo presto fa la differenza.

Il confine tra lavoro e vita: perché è così difficile

Uno dei temi più discussi in questo momento è il right to disconnect — il diritto alla disconnessione. In Italia, come nel resto d'Europa, la permeabilità tra vita professionale e vita personale è aumentata significativamente con il lavoro da remoto e la connessione continua. Le notifiche non hanno orari. Le email si leggono a cena. I messaggi arrivano la domenica.

Dal punto di vista psicologico, questo crea quello che viene chiamato spillover — la contaminazione dello stress lavorativo nella sfera privata e viceversa. Quando non c'è mai un momento in cui il lavoro è davvero finito, il sistema nervoso non riesce mai a disattivarsi completamente. Il risultato, nel tempo, è esaurimento cronico.

Come si esce dal burnout?

Non con la forza di volontà né con le ferie. Il burnout richiede un intervento su più livelli: riduzione del carico quando possibile, ripristino dei confini, lavoro sulle cause psicologiche sottostanti — aspettative perfezionistiche, difficoltà a delegare, paura di deludere. La psicoterapia, soprattutto quella cognitivo-comportamentale e quella sistemica, ha dimostrata efficacia nel trattamento del burnout lavorativo.

Quando chiedere aiuto

Non quando si è già esauriti del tutto. Prima. Il momento giusto per intervenire è quando i segnali compaiono — non quando si è già in crisi, perché a quel punto il recupero è più lungo e più difficile.

Se ti riconosci in quello che hai letto — se la stanchezza non passa, se il distacco dal lavoro sta crescendo, se il confine tra professionale e personale è scomparso — vale la pena parlarne. Non perché ci sia qualcosa di sbagliato in te. Ma perché il burnout non si risolve da solo aspettando che passi.

Riferimenti:
— Censis-Eudaimon, 8° Rapporto sul welfare aziendale, febbraio 2025
— Unobravo, Il Burnout Report — indagine nazionale su 1.527 adulti, maggio 2025
— OMS, ICD-11: Burn-out as an occupational phenomenon, 2019
— EU-OSHA, Stress lavoro-correlato, 2025

Senti i segnali del burnout? Contattami o scrivimi su WhatsApp. Mi occupo anche di formazione aziendale su stress e benessere lavorativo.

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